C'è stato un tempo negli USA, soprattutto durante gli anni '80, in cui l'idea di poter entrare in uno speed-shop e di consegnare la propria auto per vedersela riconsegnare dopo qualche giorno con il doppio della cavalleria era una mera illusione.
Le high-performance delle muscle car a cavallo del decennio 1960-70 sembravano un sogno lontano ed i “negozi della velocità” si diradarono sino quasi scomparire.
Oggigiorno la mania del “Tuning” ha dato nuova linfa agli speed-shop. I moderni speed-shop sono negozi dove si può trovare di tutto per “customizzare” la propria auto dalle ruote al tetto, soprattutto se di origine giapponese.
Per le auto del gruppo Chevrolet alla fine degli anni ’60 lo speed-shop di riferimento era la Motion Performance. Vicini di casa della Motion era il concessionario Chevy Baldwin (Baldwin,Long Island NY) e nacque così La Baldwin-Motion Performance Group (1967-1974).
Il concetto di Joel Rosen, l’anima della Motion, era semplice e, senza mancare di rispetto, per nulla innovativa se guardata con gli occhi di oggi, ma geniale a suo tempo. Si trattava di prendere un’auto nuova ad alte prestazioni, rimuovere il motore installato in fabbrica e preparalo o sostituirlo con una versione ancora più potente. Naturalmente mentre si preparava il motore dall’auto doveva sparire tutto il superfluo ed infine dare all’auto una livrea inedita come fosse un marchio di fabbrica.













