La Corvette è stata la prima Sport Car Americana.
Il primato le viene riconosciuto in quanto nel secondo dopoguerra la produzione di auto negli States si divideva in due categorie: le auto di produzione di massa (semplici, funzionali ed economiche) per intenderci tutte quelle che si rifacevano in qualche modo all’antesignana Ford Model T; e sull’altro fronte, le auto esclusive, di lusso, tanto ingombranti quanto costose.
A cavallo delle due guerre il concetto di Sport Car era quindi una prerogativa del vecchio continente, al quale contribuivano case costruttrici quali l’Alfa Romeo e la Maserati in Italia, e l’Aston Martin, Jaguar, MG e Triumph nel Regno Unito.
Ed è proprio grazie al successo della MG TC del ’45 che forse si deve la nascita della Corvette. Infatti, questo modello con il suo piccolo 4 cilindri di soli 1250cc e 54hp a 5200rpm (roba da motociclette negli States) spopolava tra i reduci e grazie ad un ottimo bilanciamento dei pesi ed una massa ridotta regalava inebrianti sensazioni di sportività ad un costo accettabile.
Dal lato opposto, parlando di costi, si affermava un’altra europea: la Jaguar XK-120. L’inglese, costruita dal ’48 al ’54, era spinta da un favoloso 6 cilindri di 3442cc capace di 180hp nella versione più spinta; superava i 195 Km/h in un connubio perfetto di sport e confort . Unico difetto il prezzo: oltre 3500$.
Queste due auto vanno certamente menzionate nella storia della Corvette: la prima ha segnato la svolta culturale che ha dato il "la" al progetto: introducendo negli USA un nuovo concetto di Sport Car che mise al centro il piacere della guida; la seconda era un punto di rifermento in tutto: il telaio ad es. è servito come base sul quale prendere le misure e sviluppare il progetto EX-122 (ovvero la Corvette 1953).

La Corvette è nata da un'idea di Harley Earl, fondatore e capo della "General Motor's Art e Colour Section" (il centro stile della GM). Reduce dallo studio di due show car dalle linee ispirate agli aeri da caccia, come era di moda negli States: la Buick Le Sabre, presentata nel '51 e la Buick XP-300, presentata l'anno successivo. Per la prima volta si aggiudicarono l'appellativo di Dream Car.
Nel'autunno del 1951 iniziò a farsi largo nella mente di Earl l'idea di creare una due posti sportiva compatta a basso costo che potesse soddisfare la domanda degli appassionati attratti dalle vetture europee.
Il "target price" doveva assestarsi intorno ai 2.000$ (15% meno della MG TD). L'auto alla quale Earl faceva riferimento era la Jaguar XK-120. All'inizio pensò addirittura di utilizzarne il telaio, poi si limitò a copiarne l'interasse ruota (2590mm) e larghezza (1448mm all'anteriore e 1499 al posteriore). Altra direttiva era il posizionamento del motore dietro l'asse anteriore: alla ricerca di un bilanciamento 50/50 dei pesi sugli assi (il risultato effettivo fu 53/47).
Le altre linee guida del progetto furono: avere una velocità di crociera superiore alle 70 mph (112 Km/h), un rapporto peso/potenza sotto i 12/1 (in Kg), maneggevole e sicura in frenata, buona stabilità e basso centro di gravità. Come si vedrà in seguito stabilità e maneggevolezza furono le voci più disattese della prima generazione di Corvette.
Earl si lasciò ispirare anche dalla concept car chiamata “ Alembic 1” progettata da Bill Tritt, fondatore della ”Glasspart”, la quale particolarità, oltre alle forme originali, era l’essere in fiberglass: ossia in “fibra di vetro”. Questo materiale, innovativo per il periodo, permetteva di conciliare libertà stilistica, bassi costi di produzione (per serie limitate) e leggerezza. Nello stesso periodo Edward N. Cole, altra figura chiave nella storia della Corvette, fu trasferito dalla Cadillac Division allaChevrolet in qualità di capo ingegnere. Furono comunque il giovane Robert McLean e il veterano Maurice Olley, sotto la supervisione di Earl, che concretizzarono la EX-122 .
MecLean, catapultato direttamente dal California Istitute of tecnology alla Chevrolet, disegnò un nuovo chassis denominato X-member (in quanto i frame, cioè i “longheroni” del telaio, erano uniti al centro da due traverse incrociate); mentre buona parte dei componenti furono cercati nello stock di produzione Chevrolet. Questo a destra è il disegno originale di Olley datato 12 giugno 1952. Denominato Opel in quanto per evitare indiscrezioni l'intero pogramma EX-122 era siglato come: "progetto Opel".
Il motore fu cercato anch'esso nella produzione Chevrolet. Fu scelto il sei cilindri in linea 235.5 cid ohv ( ad aste e bilancieri) da 105 hp che già equipaggiava diverse vetture della Chevrolet da prima della guerra. Nella versione definitiva il motore fu rivisto nel rapporto di compressione (portato 8:1 contro 7.5:1), fu dotato di un nuovo albero a camme e rivisto in aspirazione (tre carburatori monocordo con collettore in alluminio) e scarico sdoppiato. Il risultato furono 150 hp a 4500 rpm. Anche l’estetica motore venne rivista nel coprivalvole e nella posizionamento del filtro olio: nacque così il Blue Flame Special: al Motorama Show sfoggiava sfavillanti cromature, sostituite poi nella produzione di serie con una più modesta mano di colore blu. Sfortunatamente i tecnici GM non ritenevano ci fosse un cambio manuale in grado di garantire l’affidabilità necessaria e la scelta cadde così sul, controverso, automatico Powerglide a due rapporti. Contestato per le sue scarsi doti sportive. Il peso dell’ EX-122 era all’incirca di 2800 lb (1.270 Kg) con un rapporto peso potenza di circa 8.5/1 (espresso in Kg). All'uscita del Powerglide,e per la prima volta in casa Chevrolet, fu abbinato un "Hotchkiss drive" anziché il più tradizionale "Torque-tube drive". Un'altra rottura con la tradizione furono i freni posizionati all'esterno rispetto al telaio per aumentarne la stabilità. Le sospensioni, indipendenti solo all'avantreno e a balestre su assale rigido al posteriore, furono invece prese in prestito, anche se ricalibrate, da auto già in produzione. Un'altra curiosità è l'aria automatica che equipaggiava solo il prototipo e abbandonata nella produzione di serie, in quanto i carburatori lavoravano insieme e non secondo una apertura progressiva e ciò non permetteva il corretto funzionamento dello start automatico. Dopo aver superato l’esame interno, al cospetto del presidente della GM Harlow Curtice e del Chevrolet’s General Manager Thomas H. Keating, nel gennaio del 1953, in veste completamente bianca e con interni rossi, fu presentata al pubblico nell’Hotel Waldorf Astoria di New York, luogo in cui si tenne il Motorama Show Car, la piccola sportiva di casa Chevrolet, l’auto che sarebbe stata, al di la di qualche piccola modifica, la prima generazione del sogno americano a quattro ruote: la Corvette.

















