Bill Mitchell crebbe in Pennsylvania e si innamorò subito delle auto in quanto suo padre aveva un concessionario Buick. Negli anni trenta si assicurò un lavoro come illustratore presso la “Barron Collier Agency” di New York.
Nel tempo libero Mitchell disegnava automobili e frequentava un corso serale presso la “Art Students’ League”. La famiglia Collier era anch’essa appassionata di auto sportive e Mitchell, nei weekends, andava con loro alla “Sleepy Hollow Racetrack” di New York (di proprietà della famiglia). Fu proprio durante uno di questi weekends che un suo schizzo attirò l’attenzione di un amico di Harley Earl. Mitchell fu allora contattato da Earl il quale gli chiese di spedirgli qualche lavoro per capire quanto fosse bravo; correva l'anno 1935. Sei mesi dopo Mitchell era al lavoro nell’”Art and Colour Studio” sotto l’attenta visione di Earl, un anno dopo era già a capo della “Cadillac Designer” dove vi resterà per vent’anni.
Quando Harley Earl si ritirò nel 1958 indicò Bill Mitchell come suo successore a capo della GM Styling (vi resterà sino al 1977). Tanta era la stima reciproca fra queste due geniali personalità quanta la loro differenza di stile. Earl aveva lanciato pinne e cromature, Mitchell tolse quanto prima fronzoli e cromature dalla Corvette (basti vedere la differenza fra il Model Yar 1958 e il Model Year 1962).
Bill Mitchell, amante delle auto sportive, adottò subito la Corvette come figlia propria: “his baby” cosi si riferiva ad essa. In quel periodo la GM non aveva un reparto corse in quanto si era ufficialmente ritirata dalle gare, Mitchell affittò a sue spese un garage vicino al “GM Tech Center” del Michigan e fondò il suo Team. D’accordo con Duntov comprò dalla GM la “Sebring SS Mule” e incaricò Larry Shinoda di ricostruirla dopo avergli spiegato come la voleva: naque la “Stingray del 1959”. Infine assunse Dick Thompson come driver il quale portò la Stingray al successo del campionato SCCA C-Modified del 1960. Attraverso la Stingray Mitchell e Duntov dimostrarono quanto sarebbe stato facile per la GM dominare le gare se solo avesse voluto impegnarsi ufficialmente.
Mitchell era tanto geniale e perfezionista quanto testardo. Era contrario ai comitati decisionali in stile giapponese in voga negli anni ‘60: “too many fingers in the pie”, “ a good designer has to be creative, and to be creative you have to do dissatisfied an discontent”, questi erano i suoi motti. Quando si dovette decidere la colarione della Mako Shark I, Mitchell voleva che fosse identica al squalo imbalsamto che egli teneva nel suo studio: dal lu scurissimo al bianco passando per l'argento. I suoi collaboratori tentaro di accontentarlo ma ogni volta che gli presentarono la macchina lui scrollava la testa, quardava lo squalo e diceva loro di rifarla perchè non era uguale. Esasperati e pressati dalla scadenza della presentazione, una notte si intrufolarono di nascosto nel suo studio, prelevarono il povero squalo, lo portarono in officina e lo colorarono insieme alla Mako Shark. l'indomani Bill Mitchell approvò la colorazione e si complimentò con i suoi tecnici.
È grazie alla sua testardaggine se la Corvette è rimasta una due posti e come dimenticare la diatriba tra lui e Duntov sulla Split Window.
L’idea di Mitchell era semplice: un’auto doveva esprimere personalità, dovevi riconoscerla ad un miglio di distanza, ma non doveva fermarsi allo stile doveva essere di sostanza: "I want a car that, when it's stopped, people wolk around it for an hour. Exciting automobiles".
È seguendo queste direttive che nacque la seconda generazione di Corvette: un connubio perfetto di stile e sostanza.

La prima grande auto disegnata da Mitchell fu la Cadillac Sixty Special sedan del 1938 riconosciuta come uno dei migliori esercizi stilistici anteguerra. Altro esempio di stile fu la Buick Riviera del'71, ma sopra ogni altra per noi non può che essere la Corvette Model Year 1963.

Naturalmente molte concept-car legate in qualche modo alla Corvette sono riconducibili a Bill Mitchell: la XP-700,la Q-Corvette, la Mako Shark I e Mako Shark II, la Corvair Monza GT, la Manta Ray…
Bill Mitchell è morto il 12 settembre del 1988, dieci anni dopo verrà celebrato nel "Hall of Fame" del Corvette Museum.


















