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| Restauro Corvette Model Year 1960 |
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Il Sogno di un "Ragazzino"
Giuseppe due anni fa decide di coronare quel sogno coltivato sin da ragazzino: acquistare quella macchina ferma ad un distributore di benzina. Correvano frenetici gli anni '60.
Quella vettura rossa e bianca, con quelle linee tondeggianti, gli è sempre rimasta impressa nella mente. Era un’auto Americana, splendida nelle sue luccicanti cromature, che la riempiono tutt’attorno. Il ricordo divenne un "sogno", un "desiderio", una "passione"... finché un giorno Giuseppe prende il telefono e mi chiama. Era la primavera del 2008.
Giuseppe mi chiese dove poteva trovarne una in discrete condizioni e funzionante. Parlammo a lungo e decidemmo di girovagare su internet alla ricerca della nostra preda: si trattava di una Corvette First Generation.
La prima questione era: cercarla negli Usa o qui in Europa?
Certamente qui sarebbe stato più facile vederla, provarla, contrattarla, mentre oltreoceano, ci si doveva fidare delle foto o al massimo della serietà di chi la vendeva o assoldare uno dei tanti “esperti”, che avrebbe fatto un sopralluogo per visionarla e ti avrebbe poi esposto le sue note.
Mentre mi davo da fare per guardarmi in giro, un giorno Giuseppe mi chiama e mi dice di averne trovate addirittura due, entrambe in Italia: la prima smontata a pezzi, da rifinire e rimontare; la seconda marciante e completa in ogni sua parte. Mi chiede così di accompagnarlo per visionare quest'ultima e controllare per bene lo stato d’uso, l’originalità, i documenti e tutto quanto il necessario.
La macchina era in vendita in quel del Veronese, in un paesino abbarbicato su una collina. L’appuntamento era fissato per il pomeriggio, presso un’autofficina, dove la vettura veniva custodita.
Arrivati ci trovammo davanti questa splendida vettura: una Corvette Model Year 1960. La prima cosa che notammo fu il colore, apprezzato da molti appassionati, ma non di nostro gradimento: del resto il colore della Corvette tanto spesso sognata e fantasticata dal "ragazzino" non lasciava adito a dubbi doveva essere rossa e bianca. Ma su questo si poteva facilmente porre rimedio in futuro.
Lavata, tirata a lucido, con le cromature sfavillanti, la Corvette C1 del 1960 era lì davanti, con l’hardtop, opzional dell’epoca, in quanto tutti i modelli, esclusi quelli con serbatoio maggiorato e freni modificati, big brake pronte per la pista, erano dotate di soft top o hatch back… addirittura con apertura pneumatica opzionale.
Girammo intorno alla vettura diverse volte, io cominciai a posare le mani su varie parti, per determinare eventuali riparazioni effettuate sul body.
Controllai la verniciatura abbassandomi e visionandola controluce, subito alcune linee mi saltarono agli occhi, erano i segni di riparazioni, sintomo di rottura, magari causate da una collisione, più una decina di crepe varie, che partivano da punti certi di riscontro, come cofano e portiere.
Il centro del cofano anteriore aveva disegnato un fiore, se così possiamo chiamarlo, un fiore da cui partivano decine di crepe, che avevano crepato la vetroresina e di conseguenza la verniciatura. Presto determinammo la causa della rottura: la vite del filtro aria era troppo alta. Non se ne erano accorti, ma dopo la prima chiusura dello stesso, il rumore secco della rottura della vetroresina, ci diede ragione.
Il colore azzurro, non era quello giusto per l’anno della vettura, bensì quello dell’anno prima il 1959, mentre il rivestimento dei sedili, con un ben definito disegno a trama cucita è quello del 58!
Le cromature erano diciamo perfette al 99%, anzi certe modanature in acciaio inox, erano nuove.
Gomme fascia bianca nuove, copri cerchi da lucidare, perché qualche strisciatina se la erano meritata nel tempo.
Con un po' di imbarazzo, visto il suo entusiasmo, feci notare a Giuseppe che il motore non era originale e il soft top mancava completamente!
Volli vederla sotto e mi accontentarono, mettendola sul ponte.
L’impianto di scarico era molto recente, non aveva alcun segno di corrosione, mi dissero che diversi lavori erano stati fatti, ma un’altra perplessità mi giro nella mente, tutto quell’antirombo nero sotto la scocca. Aveva coperto anche tutti i sistemi di sospensione, cavi, etc.
Dunque la macchina l’avevamo trovata, il VIN era corretto, era già targata Italiana, era funzionante, però il colore interno ed esterno non era quello che Giuseppe voleva. Nonostante tutto quello che avevo rimarcato sullo stato della vettura, lui se ne innamorò perdutamente e se ne andò in ufficio con il proprietario a contrattarla.
Io non ero soddisfatto, sicuramente si poteva trovare di meglio, ma come porre freno all'entusiasmo di un "ragazzino" rapito dalla gioia di coronare un sogno? La razionalità ebbe la peggio e la Corvette stregò un nuovo "owner".
Una settimana dopo andò a prenderla e decise di adoperarla per un po’, prima di effettuare un restyling che la facesse somigliare il più possibile a quella dei suoi sogni, ma non aveva idea di dove sarebbe andato a parare.
Il progetto iniziale era, riverniciamola nel suo bel colore rosso (Roman Red) con i fianchi bianchi, più un bell’interno rosso originale, logicamente controllando tutte le parti di normale usura, come freni, sospensioni, cuscinetti, etc.
Quindici giorni dopo, un bel pomeriggio d’estate, Giuseppe arriva rombante alla guida della sua Corvette, il sorriso è smagliante, indossa i classici guanti con le nocche esposte, da vero gentleman driver.
Scende e gli chiesi come andasse su strada, lui eluse la domanda, l’entusiasmo di una ritrovata giovinezza lo travolgeva. Non c’era più nulla da fare che mettersi al lavoro. Mi disse solo che aveva fatto circa 4-500 km e non gli pareva male, solo la carburazione era incerta e il cambio si impuntava con la retro, più qualche piccolo particolare mancante o non funzionante, come la serratura della porta lato passeggero, che non rimaneva chiusa, quindi ci aveva attaccato un elastico, per ovviare all’inconveniente.
Bhè mi disse, ora te la lascio, fai un buon lavoro mi raccomando, perché questo è il mio piccolo grande sogno!
Dopo che se ne fu andato, presi la Corvette e ci uscii per una piccola passeggiata. La volli testare su strada per vedere se nascondeva difetti nel comportamento dinamico e soprattutto per realizzare un dettagliato album fotografico di come fosse prima del restauro...
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